Orfano
La cornice era insuperabile per il grande avvenimento. Quella giornata d’autunno calda e soleggiata, nella piccola città, faceva presagire un indimenticabile evento. Per le strade della città si poteva respirare l’aria di festa. Tutti gli abitanti andavano in un’unica direzione: la pista di atletica, ubicata a pochi isolati dal centro urbano. Il “Centro sportivo”, come lo chiamavano orgogliosamente gli abitanti del posto, era circondato da un tappeto di prato verde e dava segni inequivocabili di essere gelosamente curato. Il chiasso dei molti concorrenti alla corsa dei 400 metri piani, riservata ai ragazzi fino ai 14 anni, esprimeva quell’entusiasmo che la prova era riuscita a svegliare la vita di routine di quella cittadina quasi perso tra grandi montagne. All’improvviso il silenzio annunciò l’imminenza dell’inizio della corsa. I pugni tesi, il respiro trattenuto e lo sguardo dei giovani competitori, inchiodato in quell’orizzonte, fu improvvisamente interrotto dallo sparo di partenza. Poi cominciò la gara, e si sentivano le incitazioni: “Dai Giorgio! Andiamo Giuseppe! Non rallentare Giovanni!”. Man mano che aumentava lo schiamazzo, un ragazzo perse il primo posto nel gruppo. Dopo pochi secondi si ritrovò fra gli ultimi. Alla fine, un’esplosione di euforia ruppe l’isterico vocio e gli applausi premiarono i corridori più veloci. Mentre si davano i trofei, in mezzo a vincitori e canzoni, stranamente un protagonista della prova stava fuori di scena, lontano dalla festa e di spalle al palco. Quel ragazzo che alla partenza e all’inizio della corsa era primo, ora era seduto sul tappeto verde, con la testa tra le gambe ed il petto ansimante. Una signora lo notò e si avvicinò: “Piangi perchè hai perso?” “No, signora, piango perchè non avevo nessuno che mi incoraggiava durante la corsa”: Il ragazzo era orfano, e non aveva nessuno che gridasse il suo nome. Benchè all’inizio fosse stato il primo, presto le forze per mantenere il passo gli vennero meno, gli mancava solo qualcuno che lo incoraggiasse fra le cento voci delle moltitudine entusiasta. Come un crudele paradosso, in mezzo a tanto chiasso, fu invaso da un sepolcrale silenzio nell’anima.
Anoressia
Aveva comiciato ad allenarsi a quattro anni; a dieci aveva vinto già vari premi. La sua passione era la ginnastica e il suo sogno era partecipare ai giochi olimpici e ricevette qualche medaglia d’oro. A sedici anni, in una delle gare, riuscì a ottenere quasi il massimo punteggio. Le si prospettava un futuro brillante, ma Christy Henrich, giovane ginnasta scandinava, era ossessionata dall’idea d’ingrassare. A diciannove anni non potè più partecipare alle gare: la sua ossessione la stava dominando, finchè non la condusse alla morte. Christy Henrich arrivò a pesare ventinove chili. e morì di anoressia nervosa. Come atleta aveva raggiunto la perfezione, quasi all’altezza di Olga Korbut, l’atleta russa, e Nadia Comaneci, la rumena. Purtroppo, non diede retta ai consigli dei medici e dei parenti familiari, e smise di mangiare. Ossessioni, fobie, passioni e ansia possono dominare tutto il nostro essere al punto di non farci vivere più. Gli affanni della vita, quando controllano la volontà, diventano distruttivi. Dobbiamo imparare a vivere la vita senza essere ansiosi, viverla in modo equilibrato, facendo nostra la massima di un filosofo greco del primo secolo D.C., “fare ogni cosa con moderazione.
Ciao mi chiamo Antonio sono della provincia di Caserta, Regione Campania, Stato Italia, “Italia” Un Paese in cui i principi sono piu importanti delle soluzioni; gli slogan contano piu degli argomenti; le leggi sono buone solo se non disturbano le ideologie. © FOR VISITORS OTHER LANGUAGE, DO NOT USE SPAM IN MY BLOG. PLEASE.





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