Birillo

Orfano

thumbnailLa cornice era insuperabile per il grande avvenimento. Quella giornata d’autunno calda e soleggiata, nella piccola città, faceva presagire un indimenticabile evento. Per le strade della città si poteva respirare l’aria di festa. Tutti gli abitanti andavano in un’unica direzione: la pista di atletica, ubicata a pochi isolati dal centro urbano. Il “Centro sportivo”, come lo chiamavano orgogliosamente gli abitanti del posto, era circondato da un tappeto di prato verde e dava segni inequivocabili di essere gelosamente curato. Il chiasso dei molti concorrenti alla corsa dei 400 metri piani, riservata ai ragazzi fino ai 14 anni, esprimeva quell’entusiasmo che la prova era riuscita a svegliare la vita di routine di quella cittadina quasi perso tra grandi montagne. All’improvviso il silenzio annunciò l’imminenza dell’inizio della corsa. I pugni tesi, il respiro trattenuto e lo sguardo dei giovani competitori, inchiodato in quell’orizzonte, fu improvvisamente interrotto dallo sparo di partenza. Poi cominciò la gara, e si sentivano le incitazioni: “Dai Giorgio! Andiamo Giuseppe! Non rallentare Giovanni!”. Man mano che aumentava lo schiamazzo, un ragazzo perse il primo posto nel gruppo. Dopo pochi secondi si ritrovò fra gli ultimi. Alla fine, un’esplosione di euforia ruppe l’isterico vocio e gli applausi premiarono i corridori più veloci. Mentre si davano i trofei, in mezzo a vincitori e canzoni, stranamente un protagonista della prova stava fuori di scena, lontano dalla festa e di spalle al palco. Quel ragazzo che alla partenza e all’inizio della corsa era primo, ora era seduto sul tappeto verde, con la testa tra le gambe ed il petto ansimante. Una signora lo notò e si avvicinò: “Piangi perchè hai perso?” “No, signora, piango perchè non avevo nessuno che mi incoraggiava durante la corsa”: Il ragazzo era orfano, e non aveva nessuno che gridasse il suo nome. Benchè all’inizio fosse stato il primo, presto le forze per mantenere il passo gli vennero meno, gli mancava solo qualcuno che lo incoraggiasse fra le cento voci delle moltitudine entusiasta. Come un crudele paradosso, in mezzo a tanto chiasso, fu invaso da un sepolcrale silenzio nell’anima.

21 Maggio 2009 - Pubblicato da Antonio | amore, internet | , , , , , , , , , | 6 Commenti

6 Commenti »

  1. qual’è il potere di una voce?
    quanto può dare una parola
    quanto ci può far vivere un affetto caro
    quant’è grande il bisogno di sentire qualcuno
    al nostro fianco?
    troppo…

    buon week end

    Commento di Irish Coffee | 22 Maggio 2009

  2. ciao irish, e molto grande il desiderio di avere e sentirsi l’affetto di chi ci circonda, senza quello anche stando in mezzo ad una marea di gente, si ci sente soli e ci mancherebbero le forze per andare avanti.

    Commento di Antonio | 24 Maggio 2009

  3. Certe storie ci ricordano quanto è bello non essere soli!!!
    ciao

    Commento di Marzia | 25 Maggio 2009

  4. La solitudine è sempre un grosso problema, se poi ti assale quando sei ancora molto giovane può essere devastante. Io cerco di fare di tutto perchè ciò non accada ad Elisa, la figlia di mia moglie.
    Ciao

    Commento di Paolo Borrello | 29 Maggio 2009

  5. Ciao marzia e paolo, grazie del vostro passaggio :)

    Commento di Antonio | 30 Maggio 2009

  6. Ciao!
    Grazie per essere passato su “Su Statzu”..
    In bocca al lupo per il blog e se sei appassionato di musica passa a trovarmi anche su http://musicbangs.wordpress.com
    Ciao, Mauro

    Commento di MusicBangs! | 4 Giugno 2009


Lascia un commento