Birillo

Un Dialogo DI Dodici Ore

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Fu un dialogo di dodici ore. Dodici ore sul cornicione del ventiseiesimo piano di un grattacielo di parigi, Francia. Un dialogo in cui si parlò di tutto: teologia, religione, psicologia, commercio. Il dialogo fu tra Dennis, un commerciante in banca rotta, e Raymond Gaitas, un sacerdote di sessant’anni. Dennis voleva suicidarsi, e padre Raymond voleva convincerlo a non farlo. Alle dodici esatte, entrambi gli uomini si presero per mano e si lanciarono nel vuoto. “Chi dei due è stato più convincente?”, fu la domanda di tuttu i giornalisti di Parigi. Cosa sarà successo durante quel dialogo? Cosa avrà detto il suicida al sacerdote? Forse i due alla fine si saranno convinti che questo mondo non offre niente, e che è meglio morire che vivere? Perchè le persone si tolgono la vita? Che disperazione può portare qualcuno a una decisione così estrema? Eppure ogni cosa in questo mondo è un canto alla vita, dalla pianta più insignificante al neonato che col suo pianto inaugura i suoi polmoni. Tutti vogliono vivere, nessuno vuole morire. Cos’è allora che altera quell’essenza della vita? Possono succedere molte cose che portano squilibrio alla mente i sintomi di qualcosa di più profondo: La mancanza di fiducia in se stessi e la non certezza della vita.

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18 Giugno 2009 - Pubblicato da Antonio | Curiosità, amore, internet | , , , , | 18 Commenti

18 Commenti »

  1. Ho così tanta paura di morire che non potrei mai desiderarlo… peccato che prima o poi tocca a tutti :|

    Asia

    Commento di Asia | 19 Settembre 2009

  2. Ciao asia, non e il morire quello che ci tiene in ansia, ma il soffrire prima… :(

    Commento di Antonio | 19 Settembre 2009

  3. Grazie per la visita e per i complimenti, che mi fanno sempre arrossire.
    Certo che mi piacerebbe sapere cosa ha detto il suicida al sacerdote. E mi dispiace che neanche la fede riesca ormai a dare certezze.
    Ciao

    Commento di Efesto | 19 Settembre 2009

  4. Ciao efesto, bhe giusto, se neanche la fede ci da certezze specie nei momenti critici, stiamo messi male.

    Commento di Antonio | 19 Settembre 2009

  5. Grazie della visita. Anche il tuo blog mi piace molto.

    Commento di Pusolottola | 19 Settembre 2009

  6. Io lavoro con i piccoli che ogni giorno mi danno un’iniezione di gioia di vivere incredibile.E anche nella disperazione più nera basterebbe pensare al sorriso di un bambino per ritrovarne anche per un attimo l’essenza .
    Ciao Antonio
    mk

    Commento di Mk | 19 Settembre 2009

  7. Ciao mk, vero, ma purtroppo nessuno puo capire cosa passa per la mente di un suicida.

    Commento di Antonio | 19 Settembre 2009

  8. Spesso mi faccio una domanda alla quale non ho mai saputo dare una risposta: Ci vuole più coraggio a vivere o a decidere di finire di vivere?

    Commento di follettabacibaci | 20 Settembre 2009

  9. Secondo me, ci vuole coraggio in entrambi i casi.

    Commento di Antonio | 21 Settembre 2009

  10. la parte più pericolosa dell’essere umano risiede proprio nella testa
    ed è vero che non è mai stato possibile eseguire un trapianto…
    questo ci fa capire molte cose
    chissà se colui che cerca a parole di salvare quella vita crede veramente in quel che dice…
    penso che i dubbi facciano parte di ogni essere umano, e molte risposte ci sono ancor oggi sconosciute
    però andiamo avanti…
    bel post.

    Commento di Irish Coffee | 21 Settembre 2009

  11. O.T.: ho scritto un post dal titolo “Servono a qualcosa i blog?”.Ti invito a leggerlo ed eventualmente a commentarlo.
    Ciao a presto.

    Commento di Paolo Borrello | 25 Settembre 2009

  12. Bel aneddoto – Raymond Gaitas è Raimond Gaita? Il filosofo cattolico austriaco?
    Quanto al morire, al non morire, alla paura di morire… be’, non vorrei dare una brutta notizia, ma si muore. Tutti. Persino Socrate, alla fine è morto. Ma prima si inizia ad accettare, a comprendere, a elaborare la cosa, e più valore acquistano i giorni che ci mancano per arrivare al capolinea….
    Sul coraggio di morire, Majakovskij, in una poesia dedicata ad un amico suicida, scrisse “Morire non è difficile/ Vivere, è di gran lunga più difficile.” Una decina d’anni dopo, si tirò una pistolettata in testa, dopo aver scritto una delle più belle lettere d’addio di tutti i tempi – di sicuro la più asciutta e sincera. In ogni caso, nessun suicida ha vissuto abbastanza per raccontarci se ne valeva la pena…

    Commento di Paolo Zardi | 5 Ottobre 2009

  13. ciao Paolo penso di si :)

    Commento di Antonio | 22 Ottobre 2009

  14. ciao borrielo, appena posso leggo il tuo articolo.

    Commento di Antonio | 22 Ottobre 2009

  15. Ho conosciuto personalmente tre persone che si sono suicidate: due le ho conosciute in maniera superficiale, un’altra era un mio amico e mentore. Di nessuna delle tre nè io, nè altri, avremmo mai pensato che potessero scegliere di non vivere più. Sembravano serene, allegre, piene di curiosità per la vita. Una di loro aveva 13 anni. La più allegra, fra noi ragazzini di allora. Perchè? Una domanda alla quale non sono riuscita, nè riuscirò mai a rispondere.

    Milvia

    Commento di milvia | 22 Novembre 2009

  16. ciao milva, bhe il suicidio rimane sempre un enigma, nessuno potrà mai comprendere perchè si arrivi a tanto, si possono fare solo ipotesi, e un attimo, lo fai e non hai piu tempo di ripensarci, almeno credo. riguardo al sacerdote, doveva impedirlo, e invece si è fatto convincere, ho magari gli ha promesso di entrare nel regno dei cieli con lui prendendolo con la mano e lanciandosi con il suicida.

    Commento di Antonio | 23 Novembre 2009

  17. Noi non sappiamo molto di noi stessi, forse niente, forse qualcosa. Conoscerci a fondo ci spaventa al punto da lanciarci nel vuoto?

    Commento di cybermax67 | 29 Novembre 2009

  18. ciao cybe, rimane un dilemma, io la penso come irish.

    Commento di Antonio | 30 Novembre 2009


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