Un Dialogo DI Dodici Ore
Fu un dialogo di dodici ore. Dodici ore sul cornicione del ventiseiesimo piano di un grattacielo di parigi, Francia. Un dialogo in cui si parlò di tutto: teologia, religione, psicologia, commercio. Il dialogo fu tra Dennis, un commerciante in banca rotta, e Raymond Gaitas, un sacerdote di sessant’anni. Dennis voleva suicidarsi, e padre Raymond voleva convincerlo a non farlo. Alle dodici esatte, entrambi gli uomini si presero per mano e si lanciarono nel vuoto. “Chi dei due è stato più convincente?”, fu la domanda di tuttu i giornalisti di Parigi. Cosa sarà successo durante quel dialogo? Cosa avrà detto il suicida al sacerdote? Forse i due alla fine si saranno convinti che questo mondo non offre niente, e che è meglio morire che vivere? Perchè le persone si tolgono la vita? Che disperazione può portare qualcuno a una decisione così estrema? Eppure ogni cosa in questo mondo è un canto alla vita, dalla pianta più insignificante al neonato che col suo pianto inaugura i suoi polmoni. Tutti vogliono vivere, nessuno vuole morire. Cos’è allora che altera quell’essenza della vita? Possono succedere molte cose che portano squilibrio alla mente i sintomi di qualcosa di più profondo: La mancanza di fiducia in se stessi e la non certezza della vita.
Ciao mi chiamo Antonio sono della provincia di Caserta, Regione Campania, Stato Italia, “Italia” Un Paese in cui i principi sono piu importanti delle soluzioni; gli slogan contano piu degli argomenti; le leggi sono buone solo se non disturbano le ideologie. ©




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Ho così tanta paura di morire che non potrei mai desiderarlo… peccato che prima o poi tocca a tutti
Asia
Ciao asia, non e il morire quello che ci tiene in ansia, ma il soffrire prima…
Grazie per la visita e per i complimenti, che mi fanno sempre arrossire.
Certo che mi piacerebbe sapere cosa ha detto il suicida al sacerdote. E mi dispiace che neanche la fede riesca ormai a dare certezze.
Ciao
Ciao efesto, bhe giusto, se neanche la fede ci da certezze specie nei momenti critici, stiamo messi male.
Grazie della visita. Anche il tuo blog mi piace molto.
Io lavoro con i piccoli che ogni giorno mi danno un’iniezione di gioia di vivere incredibile.E anche nella disperazione più nera basterebbe pensare al sorriso di un bambino per ritrovarne anche per un attimo l’essenza .
Ciao Antonio
mk
Ciao mk, vero, ma purtroppo nessuno puo capire cosa passa per la mente di un suicida.
Spesso mi faccio una domanda alla quale non ho mai saputo dare una risposta: Ci vuole più coraggio a vivere o a decidere di finire di vivere?
Secondo me, ci vuole coraggio in entrambi i casi.
la parte più pericolosa dell’essere umano risiede proprio nella testa
ed è vero che non è mai stato possibile eseguire un trapianto…
questo ci fa capire molte cose
chissà se colui che cerca a parole di salvare quella vita crede veramente in quel che dice…
penso che i dubbi facciano parte di ogni essere umano, e molte risposte ci sono ancor oggi sconosciute
però andiamo avanti…
bel post.
O.T.: ho scritto un post dal titolo “Servono a qualcosa i blog?”.Ti invito a leggerlo ed eventualmente a commentarlo.
Ciao a presto.
Bel aneddoto – Raymond Gaitas è Raimond Gaita? Il filosofo cattolico austriaco?
Quanto al morire, al non morire, alla paura di morire… be’, non vorrei dare una brutta notizia, ma si muore. Tutti. Persino Socrate, alla fine è morto. Ma prima si inizia ad accettare, a comprendere, a elaborare la cosa, e più valore acquistano i giorni che ci mancano per arrivare al capolinea….
Sul coraggio di morire, Majakovskij, in una poesia dedicata ad un amico suicida, scrisse “Morire non è difficile/ Vivere, è di gran lunga più difficile.” Una decina d’anni dopo, si tirò una pistolettata in testa, dopo aver scritto una delle più belle lettere d’addio di tutti i tempi – di sicuro la più asciutta e sincera. In ogni caso, nessun suicida ha vissuto abbastanza per raccontarci se ne valeva la pena…
ciao Paolo penso di si
ciao borrielo, appena posso leggo il tuo articolo.